Piero Dorfles “I cento libri che rendono più ricca la nostra vita”

dorflesQuesto non è un romanzo, ma un libro che parla di romanzi,  quindi mi sembra adatto ad essere discusso sull’Asino.

Nella presentazione, l’autore specifica che i libri sono diventati 101, perché ha aggiunto un racconto, La metamorfosi di Kafka. Peccato che, a sua insaputa, qualcuno della casa editrice, convinto che la matematica non sia un’opinione, ha riportato il totale a 100. Chissà se si è fatto guidare dai suoi gusti o ha scelto a caso, fatto sta che è andato giù con l’accetta, tagliando il Faust di Goethe, che infatti troviamo in bibliografia ma non fra i 100-davvero-100 libri presentati. Poco male (?).

Liste di libri ne esistono tantissime: in genere sono 10, 50, 100 o addirittura 1.000 ( in questo caso vengono definiti ” i libri di tutta una vita ” ); si varia da: i libri da salvare, da portare sum un’isola deserta, da leggere assolutamente, i più belli, i più importanti, quelli che hanno cambiato il mondo e tante altre possibili definizioni. Mi era piaciuta molto la scelta di una grande catena di librerie inglesi nel 2000 di segnalare un libro per ogni anno a partire dal 1900. Ovviamente venivano sacrificati molti libri importanti che erano usciti lo stesso anno di un altro libro ritenuto più significativo, ma era bello vedere la storia di un secolo – e oltre, perché l’iniziativa ha avuto successo e continua ancora adesso – attraverso i libri usciti anno dopo anno.

In questo caso, sono i libri che rendono più ricca la nostra vita. I criteri di scelta, in parte espliciti, in parte impliciti, sono: niente prima di Shakespeare, niente che si studia a scuola, niente di non occidentale ( anzi, di non Europa e USA, con due sole eccezioni latino-amerricane, Borges e Màrquez ). Scelte discutibili, ma delle scelte vanno fatte.  Dorfles specifica che non ha cercato di fare un elenco dei libri più importanti della storia della letteratura, o di quelli che vale davvero la pena leggere, ma piuttosto di quelli che ” oggi, in Italia, … sono entrati a far parte dell’immaginario letterario collettivo; quelli che permettono di stabilire un contatto con gli altri lettori  perché rappresentano un patrimonio comune ineludibile. “. La cosa che ho trovato più azzeccata è la divisione in 10 categorie, e quindi le riporto qui di seguito:

L’utopia negata

Vivere la storia

L’avventura e ( è ) la fuga

Percorsi sociali

I romanzi-mondo

La frammentazione dell’io

Al di là del principio di ragione

Le radici oscure del desiderio

La solitudine della vita contemporanea

Formazione e riti di passaggio

Per gli amanti delle statistiche dirò che i 100 libri sono stati scritti da 81 autori. I plurimedagliati?  Con tre libri a testa Conrad, Mann, Kafka e Shakespeare; con due libri Balzac, Dickens, Dostoevskij, Primo Levi, London, Melville, Moravia, Orwell, Stevenson, Tolstoj, Verne. E Goethe se, come già detto, non gli avessero tagliato il Faust. Gli Italiani ? Bassani, Buzzati, Calvino, Collodi, De Amicis, Fenoglio, Gadda, Carlo Levi, Primo Levi, Morante, Moravia, Pirandello, Sciascia, Svevo, Tomasi di Lampedusa, Vittorini. 16 autori per un totale di 18 libri. Per chi è interessato alle questioni di genere, le donne sono ( solo ) sette: Austen, Emily Brontë, Christie, Frank, Mitchell, Morante, Shelley. I viventi – si specifica, quelli che il tempo e la fama hanno consacrato come classici – al momento di andare in stampa erano solo due:; Màrquez se ne è andato, tanti auguri a Roth ( Philip ). E una rassicurazione agli Asinisti: Il giovane Holden c’è!

A Dorfles va riconosciuto il merito di essere uno dei pochi che tenta ancora di parlare di libri in TV. Lo deve fare, ovviamente, con i tempi televisivi, massimo un minuto, se no l’audience cala. Qui può dedicare ad ogni libro una media di 3 pagine, che in confronto è come un corso monografico universitario, e bisogna ammettere che se la cava bene. Mi sembra che il suo obiettivo sia quello di fornire per ogni libro la giusta miscela di riassunto, analisi critica e stimolo alla lettura. Se una critica gli si può fare, è di scrivere più per discutere dei libri con chi già li conosce che per far venire la voglia di leggerli. Vizio comune fra i critici letterari. Gli sarebbe bastato far tesoro della raccomandazione del nostro blog, che cito testualmente: parlando di un romanzo sarebbe meglio evitare di raccontarne troppo la trama rovinando il gusto, credo presente in ogni lettore, di scoprire da sé “come va a finire ”. In un caso – Agatha Christie – commette addirittura quello che è il peccato mortale di qualunque recensore di gialli: rivela il nome dell’assassino!

E adesso, per finire, darò sfogo ai miei più bassi istinti ed entrerò nel merito delle scelte. Mi sono dato queste regole del gioco: accetto i criteri ” di cornice ” ( Occidente, post-Shakespeare ecc. ); non parlerò degli Italiani ( palesemente sovra-rappresentati ma il libro è scritto per i lettori italiani, e poi non voglio scatenare le ire di Poronga ); adotto un fattore di scala 5, nel senso che se per me un libro andrebbe al numero 50, e per Dorfles non sta nei 100, va bene, fa parte di scelte soggettive accettabili, così come se per me è al 200 o 300 e lui lo mette nei 100. Mi limiterò a segnalare se qualche libro che per me andrebbe nei primi 20 non c’è, o se ce n’è qualche altro che per me starebbe fuori dai 500. Tutto chiaro? Allora comincio a giocare.

Dal lato delle mancanze, mi sembra che ce ne siano solo due veramente imperdonabili: Don Chisciotte e Robinson Crusoe. Il primo perché è lì che nasce il romanzo moderno ( per la verità Dorfles nella presentazione ne parla come uno di quelli esclusi perché tanto si studiano a scuola. Mah, sarà pure,  ma lui che scuole ha fatto, le serali a Ibiza ? ); Robinson perché, proprio in una lista di libri che ” rendono più ricca la nostra vita ” è a sua volta un capostipite dell’analisi della vita dell’uomo moderno.

Le mie bocciature: Verne ( capisco uno, come scrittore di genere, ma due libri mi sembra esagerato ), London ( idem ), Christie, Molnàr, Barrie, Dick, Mitchell, Capote, Salinger ( ovviamente ). Dio mi perdonerà, gli Asinisti no!

Traddles

Se desideri leggere questo libro, considera di acquistarlo qui: I cento libri: Che rendono più ricca la nostra vita

 

Poscritto su Robinson.   Mentre su Don Chisciotte non è ammissibile discutere, mi è venuto il dubbio di essere troppo entusiasta nei confronti di Robinson, sia per anglofilia sia perché la figura di Robinson oltre a valenze letterarie ne ha altre che spesso ho studiato nella mia professione. Allora sono andato a vedermi su internet diverse liste, e devo dire che non sempre c’è. Naturalmente spesso c’è, ma non sempre, e va detto che dove non c’è in genere si trovano libri come Il Codice da Vinci, Pippi Calzelunge e vari Coelho. Allora ho adottato un altro criterio, cercando di immaginare in quale delle sue azzeccate categorie l’avrebbe messo Dorfles, e non poteva essere che L’avventura e ( è ) la fuga. Bene, a parte che l’ottima paginetta di introduzione ai libri di questa sezione sembra scritta, parola per parola, avendo in mente proprio Robinson, i libri presentati sono: Twain ( Finn ), Stevenson ( l’isola ), Conrad ( Lord Jim ), London ( il richiamo ), Verne ( 80 giorni e 20.000 leghe ), Kipling ( Giungla ), Cona Doyle ( Studio in rosso ), Christie ( Poirot … ) Molnàr ( Via Paal ), Hammett ( Falcone ). Ora, io posso essere pazzo, ma nessuno mi convincerà che ci sia un solo titolo fra questi – anche se L’isola del tesoro l’ho amata moltissimo – che possa essere neppur lontanamente paragonato a Robinson Crusoe.

14 thoughts on “Piero Dorfles “I cento libri che rendono più ricca la nostra vita”

  1. Urca! Piatto ricco di ci ficco.

    Innanzi tutto sul criterio dei “cento libri che sono entrati a far parte dell’immaginario letterario collettivo”: poche storie, secondo me dritto o storto va a finire che quello che davvero si finisce per dire sono i 100 libri che sono piaciuti di più a chi scrive, e che quindi hanno preso più ricca la sua vita. Bisognerebbe avere il coraggio di dirlo chiaramente senza mascherarsi dietro fumose cortine.

    Detto questo, onore a Dorfles e a una operazione stimolante e ,credo, faticosa.

    Allora, è pensando ai libri che hanno reso più ricca la mia vita che dirò la mia su quello che ci riferisce il prode Traddles (ho cercato se per caso è pubblicata da qualche parte la lista dei 100 libri, ma invano).

    Italiani: mettere Moravia e non Pasolini è una follia; così come Morante e non Pavese. Siccome stiamo parlando dei migliori 100 via senz’altro Collodi, De Amicis, Carlo Levi, Bassani.
    Se poi dobbiamo tenere fuori Manzoni e Nievo (secondo me la prima metà di “ Confessioni di un italiano” è portentosa) per far posto a Sciascia, Pirandello e anche Primo Levi, dichiaro il mio totale dissenso.

    Donne: dentro Morante e Frank e fuori Lessing, Morrison a Tyler? Ma neanche per sogno.

    Classici: 3 Conrad (io non avrei messo neppure uno) e solo 2 Dostoevskij (per me il più grande di tutti i tempi): ma stiamo scherzando? E Stendhal, Hugo, Maupassant?

    Moderni: qui ci sono delle voragini: Foster-Wallace, Saramago, Bolano.

    E, per dire, Nabokov? Goncarov? Altri che sicuramente mi verranno in mente?

    Infine, sempre nell’ottica dei libri che hanno inciso di più sulla mia vita, non metterei “Il giovane Holden” ma “Un giorno ideale per i pesci banana”, anche se è solo un racconto.

    Per ora mi fermo qui.

    Poronga

  2. …ma come Poronga, Manzoni meglio di Pirandello o di Primo Levi, scherziamo?

    d’accordo sulla necessità di inserire Saramago, ma la Yourcenar, e Virginia Woolf, come si fa a dimenticarle?

    (e come si fa Traddles, scusa, a mettere insieme (disprezzandoli in ugual modo) “Pippi Calzelunghe” con gente come Coelho e Dan Brown?)

    è vero, credo che alla fine, di riffa o di raffa, una lista dei 100 libri che arricchiscono la vita finisca per essere troppo soggettiva e parziale perché non scateni la voglia di dissentire. può esser divertente discutere di libri, d’accordo, ma in questi termini, mi pare, la discussione potrebbe non avere fine.

    meglio allora fare una nostra, personalissima lista dei cinque, o dieci, libri della NOSTRA vita da proporre agli asinisti. spiegando perché.
    che ne dite?

    • Confermo la mia opinione per Manzoni (v. apposita recensione). Tra l’altro secondo me Pirandello come romanziere non è nulla di che.
      D’accordo per Woolf, molto meno per Yourcenar, il cui miglior romanzo secondo me e “L’opera al nero” e non il noiosetto “Memorie di Adriano”.
      Aggiungo che fra i 100 non può mancare Bulgakov.
      Poronga

      • Il Pirandello cui mi riferisco è quello delle “Novelle”, letteralmente stupende: cupe e potenti, feroci, capaci in pochi tratti di tratteggiare una terra e la sua gente con una forza senza eguali.
        Manzoni anch’io l’ho riletto qualche anno fa, per vedere se era davvero noioso come lo era stato sui banchi di scuola. La risposta per me è stata sì: Lucia mi è parsa uno dei personaggi più improbabili (e irritanti) della storia della letteratura, e il confronto con Dickens o Hugo mi sembra davvero improponibile.
        La Yourcenar cui pensavo non è né quella dell’Opera al nero, né tanto meno quella di Adriano, ma quella dei racconti: “Un uomo oscuro” (e il suo breve e lievissimo seguito) è uno dei racconti più belli che io abbia mai letto (Salinger compreso – che pur trovo grandissimo) e quella del “Giro della prigione”, i suoi racconti di viaggio.

  3. mah… se vogliamo parlare di libri che parlano di libri,
    allora vi consiglio di leggere Cristina Campo, raffinata, poetica, emozionante nella sua lettura personalissima e suggestiva di testi spesso insoliti e quanto mai disparati.
    e Emanuele Trevi.
    “La musica distante” è un piccolo capolavoro che parla della lettura come viaggio interiore, e lo fa senza i cerebralismi, né la malcelata arroganza di tanti critici di casa nostra.

  4. Rispondo con un po’ di ritardo. Purtroppo l’elenco dei 100 non si trova su internet, e riportarli tutti sarebbe troppo lungo. Mi spiace che nessuno mi abbia dato il suo parere sulle esclusioni di Don Chisciotte e Robinson.

    PORONGA: d’accordo sul fatto che, sia come sia, alla fine si mettono i libri che sono piaciuti di più, ma almeno per Nievo ( chi era costui ? ) e Manzoni ( ho risposto a parte ) accetterei il criterio di Dorfles di escludere i libri studiati a scuola.
    Ti abbraccerei per quello che hai detto di Dostoevskij, che fra l’altro ammirava moltissimo Dickens e diceva di aver imparato molto da lui. Se posso indulgere in un ricordo personale l’amore per i Russi l’ho preso da mio padre, per il quale però in qualunque classifica Tolstoj veniva primo, secondo e terzo. Quando gli dicevo che preferivo Dostoevskij, ribatteva che era normale per un giovane, ma che con la maturità avrei apprezzato di più Tolstoj, come succedeva parallelamente in campo musicale per Beethoven e Bach. Bene, io avrò la sindrome di Peter Pan ( uno dei 100 libri di Dorfles, da me impietosamente bocciato ), ma continuo a preferire Dostoevskij ( e Beethoven ).
    Conrad merita senz’altro di essere in lista, ma posso essere d’accordo che 3 sono troppi; non capisco se quando lamenti le assenze di Hugo, Maupassant, Stendhal, Goncarov, Nabokov e Bulgakov intendi che dovrebbero esserci con 2 o più libri, ma con uno ci sono tutti ( e del resto, per Goncarov non potrebbe essere altrimenti ).
    L’abbraccio che ti ho dato per Dostoevskij lo ritiro subito per la tua mancanza di rispetto nei confronti di Pirandello, per me senza alcun dubbio il più grande scrittore italiano del ‘900. E il fatto che sia stato grandissimo nelle novelle e nel teatro non oscura la palese evidenza che anche i suoi romanzi sono dei capolavori. E non mi riferisco soltanto ai due più noti, ma anche a Il turno e al meno noto ma straordinario Quaderni di Serafino Gubbio operatore.
    Sui moderni, Foster Wallace non lo conosco, d’accordissimo invece che è assurdo lasciare fuori Saramago; sulle donne, non conosco Lessing e Morrison, ma Tyler! sì, è una scrittrice gradevole, ma per me non si pone neanche la questione che possa stare nei 100 ( o nei 500 ).

    ORLANDO ( ma sei quello di Ariosto o della Woolf ? ): su Manzoni e Pirandello, ho già risposto a Poronga. Tra la raffinata ma un po’ leziosa Woolf e la energica Yourcenar scelgo quest’ultima; sono d’accordo che i suoi racconti sono bellissimi, ma comunque L’opera al nero è il suo capolavoro, in questo mi sembra che concordiamo tutti nel preferirlo al più noto e per me comunque bello Memorie di Adriano.
    Su Pippi Calzelunghe chiedo venia: sono stato fuorviato da immagini stereotipate di riduzioni televisive ma ho visto che la vera Pippi è ben diversa. In realtà non l’ho mai letta, né quando ero bambino io né per mio figlio. So che alcune opere di letteratura per l’infanzia possono essere dei capolavori – per me, ad esempio, lo è Matilde di Roald Dahl -; ho perso una buona occasione di applicare l’aurea massima di non parlare di ciò che non si conosce.
    L’idea di confrontarci su una nostra personale lista di 5 o 10 libri potrebbe essere stimolante, anche se psicologicamente faticosa; vediamo se intriga altri Asinisti.

    LUCIA: farò tesoro, come sempre, dei tuoi suggerimenti. Confesso di non aver mai sentito nominare Emanuele Trevi. Cristina Campo invece so chi è e mi interessa la sua opinione. Trovo sempre stimolante quello che gli scrittori dicono di altri scrittori, molto più di quello che dicono i critici. Sono terribilmente parziali – del resto lo sono anche i critici, solo che cercano di mascherarlo – per cui quando non gli piace un autore, anche grandissimo, devono dire che è un decerebrato, ma sugli autori che amano sono sempre illuminanti. Ricambio il tuo consiglio segnalandoti, se non li conosci già, i saggi di storia della letteratura inglese e francese di Tomasi di Lampedusa e quelli di letteratura russa e non di Nabokov. Come direbbe poronga, una vera goduria!

    • il mio orlando, caro traddles, è quello della woolf, che peraltro non trovo affatto leziosa (se non un poco forse proprio in Orlando, che del resto non è affatto uno dei suoi libri migliori – benché crei un personaggio per certi versi entusiasmante).
      anch’io sono un appassionato lettore di Roald Dhal e concordo con te sulla fatica di stilare una lista dei 5 o 10 libri della nostra vita, ma sarebbe bello…

  5. Pirandello: confesso di conoscerlo soprattutto come commediografo; come romanziere ho letto “Uno nessuno e centomila” e mi sono scoraggiato. Leggerò senz’altro i racconti; se poi qualcuno ha qualche romanzo da consigliarmi, riproverò.
    Woolf: personalmente non la trovo affatto leziosa; d’altra parte con la vita di sofferenze che ha fatto… Comunque secondo me un libro come “Gita al faro” la Yourcenar se lo sogna.
    Tyler: secondo me ha scritto libri bellissimi come “Le vite degli altri”, “L’albero delle lattine” o “Ristorante nostalgia”, mentre il libro per il quale è più famosa, ossia “Turista per caso” è quello che mi è piaciuto meno fra tutti. Certo che mettere la Morante e non lei … Per dirla tutta la preferisco nettamente alla Munro.
    Foster Wallace: sono disposto a scommettere che sarà considerato uno degli scrittori più grandi del XXI secolo, se non il più grande. Prima o poi bisognerà parlarne per forza.
    Quanto mi piace discutere di libri.
    Poronga

    • Beh, come Traddles per Dickens, quando si parla della Woolf sono di parte, lo confesso, e non posso che concordare sulla grandezza di un romanzo come ‘Gita al faro’: quella ventina di pagine della sezione centrale sulle tracce del tempo sono indimenticabili…
      Ma la Woolf, malgrado tutto, è discontinua, di quando in quando troppo cerebrale, oppure vittima del tracimare delle emozioni – non si può negare.
      Il rigore intellettuale, d’altro canto, il vigore espressivo e l’eleganza perfetta della Yourcenar sono impareggiabili. Prendi “Come l’acqua che scorre”, Poronga, e dopo aver letto ‘Un uomo oscuro’, dimmi se sei ancora così convinto che Marguerite non sia una delle più grandi…

      A proposito dei grandi che tu citavi, uno di quelli che non avevo ancora letto era Goncarov. Sto leggendo “Oblomov” (che conoscevo solo averne visto una riduzione teatrale) e mi ha letteralmente conquistato.

  6. E allora, caro Poronga, andiamo avanti a discutere.

    Su Pirandello spero che ti risponderà Orlando, che comunque preferisce le Novelle.Anche a me piacciono molto, ma Il Pirandello romanziere secondo me è altrettanto grande e un po’ sottovalutato. Almeno Il fu Mattia Pascal non puoi non leggerlo. E’ un libro dirompente. Forse un po’ meno dopo 100 e più anni, e se non lo si legge a 20 anni come feci io ( ho il sospetto che tu ne abbia qualcuno di più ) ma resta un libro fondamentale.

    Su Virginia Woolf se qualcuno si offende ritiro il ” leziosa ” – ma avevo detto ” un po’ leziosa ” e sono pronto a scommettere che, da brava Boomsburyana, non si offenderebbe affatto. Comunque, mi piace come personaggio, ha avuto una vita dolorosa e interessante in tempi e in ambienti dolorosi e interessanti, mi piace come intellettuale quando parla di letteratura, ma come scrittrice mi lascia sempre un po’ insoddisfatto. Forse è solo che è molto cerebrale ma non ha, fra le sue molte doti, il vero talento di narratrice che hanno magari persone molto meno intellettualmente dotate di lei, ma che hanno quel dono in misura maggiore.

    Della Tyler ho letto solo un libro, Per puro caso ( a proposito delle traduzioni assurde che lamentava Silver 3 riguardo a Cameron, il titolo originale è A Ladder of Years, e tornando alla Woolf, chi è lo scellerato che per primo ha tradotto To the Lighthouse co GITA al faro? ) mi era parso discreto ma non abbastanza da voler approfondire. Non ho difficoltà ad ammettere che possa essere anche meglio della Morante e della bravina ma sopravvalutata Munro, ma per me la Yourcenar è di un’altra categoria, sia per la scrittura che per le storie che sa immaginare. Confesso di essere un po’ prevenuto contro gli Americani in genere, con alcune eccezioni, ma sono pronto a riprovare la Tyler.

    Per ora mi fermo qui

  7. Scusate la grafomania, ma appena ho inviato il mio commento, ho visto che nel frattempo aveva scritto Orlando. La cosa curiosa è che entrambi, indipendentemente l’uno dall’altro, abbiamo usato a proposito di Virginia Woolf il termine ” cerebrale “. Qualcosa vorrà dire.
    Sulla Yourcenar sottoscrivo in pieno. Su Oblomov, posso solo invidiarti per non averlo ancora letto e poter provare il piacere della prima lettura.

  8. Pingback: I cento libri - La biblioteca del divenire - Centro Divenire

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