Antonio Manzini “La costola di Adamo”

manziniNon sono un grande lettore di gialli, anzi a dire la verità non ne avevo mai letto uno fino a una decina di anni fa. Poi mi sono fatto incuriosire da alcuni gialli socialmente impegnati, in particolare di alcuni scrittori svedesi e dello svizzero Glauser. Non conosco neppure le differenze fra giallo, noir, poliziesco, hard boiled.
Se gli hard boiled sono quelli dove il protagonista dice un sacco di parolacce, spoglia le donne con lo sguardo ( ma se si trova di fronte alla violenza sulle donne allora diventa un giustiziere spietato ), usa le maniere spicce e ha la tendenza a farsi giustizia da sé, allora questo è un hard boiled. Il motivo per cui mi ha incuriosito è che si svolge ad Aosta, città dove non si penserebbe che gli omicidi siano molto frequenti. Il vicequestore Rocco Schiavone – si arrabbia moltissimo se lo si chiama commissario, pare che i commissari siano stati aboliti – però è di Roma, è stato mandato in esilio perché ha pestato i piedi a un sottosegretario. E’ un duro, ma è anche un uomo tormentato dai ricordi della moglie morta e un pesce fuor d’acqua nella fredda Aosta, dove piove o nevica sempre. Mi ha quasi intenerito il suo ostinarsi ad andare in giro con le Clarks, errore che ho fatto anche io per decenni: pur avendo la para, si inzuppano quando piove e scivolano sulla neve, non per nulla gli Inglesi le chiamano desert boots. Naturalmente mi ostino a continuare ad usarle, e qualcosa mi dice che altrettanto farà Schiavone, anche se dovesse fermarsi ad Aosta per diversi anni.
Rocco Schiavone è un poliziotto, ma al mattino per ingranare ha bisogno di farsi uno spinello; ha chiaramente un retroterra da borgataro, non trova il tempo di leggere un libro da anni, ma cita Hegel e di fronte ai piedi lividi e ossuti di una morta impiccata pensa ai piedi di un Cristo, ma non di Cimabue o Mantegna, come verrebbe in mente a me povero provinciale, ma di Grünewald.
Il libro è pubblicato da Sellerio e caldamente sponsorizzato da Camilleri ( che io non ho mai letto ). La trama è ben architettata, il finale ha diversi colpi di scena e la lettura è molto scorrevole. Insomma, probabilmente le antologie di letteratura del venticinquesimo secolo non ne parleranno, ma se avete da fare un viaggio in treno o non riuscite a dormire è un modo piacevole di passare alcune ore. Tutto sommato, è anche più profondo di quanto appare a prima vista perché, come spesso succede nei gialli, alcune sfumature psicologiche dei personaggi non vengono disegnate subito ma, facendo parte anch’esse della suspense, si svelano poco a poco. E’ paradossale, ma in qualche modo è più facile il lavoro di Proust o di Tolstoj !
Per finire, giudicate voi stessi questo dialogo:
“… Mi spiego maglio ? ”
” Se ti va. ”
” Perché rispondi ? Non si risponde alle domande retoriche.”
” Io ho sempre pensato che le domande retoriche non andrebbero fatte. Non servono a un cazzo. ”
” Tu le fai.”
” Anche io sbaglio, ma sto cercando di togliermi il vizio. Vuoi andare avanti ? E non è una domanda retorica.”
Non so se è hard boiled, ma per me è un bel dialogo.
Traddles

4 thoughts on “Antonio Manzini “La costola di Adamo”

  1. non leggo gialli. né credo che comincerò ora,
    ma mi ha divertito leggere delle Clarks di un romano teneramente affezionato a calzature ben poco adatte alle condizioni climatiche di una città come Aosta.
    buffa e bizzarra, poi, quasi surreale, la dichiarazione d’insofferenza dei due personaggi nei confronti delle povere, innocue, vecchie domande retoriche.
    non leggerò manzini, ma continuerò a leggere, con gusto, traddles.

  2. Il dialogo è notevole, sicuramente un po’ nevrotico e forse proprio per questo molto reale e divertente: anche a me è piaciuto molto.
    Sui gialli, d’accordo, c’è chi li legge e chi no, ma a proposito di Camilleri non bisogna perdere i romanzi storici, che non sono gialli: i già citati nel sito “La concessione del telefono” e “Fil di fumo” non devono essere assolutamente persi, anche dai lettori più esigenti…………

  3. Me lo sono letto anch’io e mi sono abbastanza divertito. Quindi –tanto per continuare la polemica con i critici- grazie a Traddles che ha segnalato un libro nettamente migliore
    rispetto a quello (anch’esso appartenete al genere “giallo”) di Marco Malvaldi dal titolo “La briscola in cinque”, che “Tuttolibri” aveva a suo tempo indicato come chicca da non perdere.
    Il “quid” del libro è il vicequestore Rocco Schiavone, che è decisamente un bel tipo, soprattutto -ho trovato- per la gratuita malignità cui ogni tanto si lascia andare; ad esempio, avvicinato da due persone che vogliono avere indiscrezioni sull’inchiesta in corso, li porta in un canto e con fare complice chiede loro “sapete tenere un segreto?” E quando i due annuiscono vigorosamente il perfido replica “Anche io”, e se ne va.
    Detto questo mi ha lasciato un po’ perplesso proprio l’aura “hard boiled” che Manzini vuole dare al protagonista, che mi è sembrata un po’ furbetta, a partire dal rimpianto per la moglie morta e dei sensi di colpa del Nostro, che vengono agitati senza però spiegare il perché e il percome (però va detto che le clarks, lo spinello ecc. sono particolari azzeccati)..
    Mi ha invece proprio infastidito lo Schiavone che si fa giustizia da sé, e, a quanto pare, abitualmente.
    Decisamente meglio riuscito mi è sembrato il personaggio di Vincenzo Malinconico, che questo libro mi ha fatto venire in mente, protagonista di “Non avevo capito niente”, che pertanto vado immediatamente a recensire.

  4. Anche io sono cascato nella trappola delle recensioni entusiaste di Malvaldi, nel mio caso per ” Argento vivo “. Che ho trovato una lettura anche piacevole ( ” da ombrellone ” ) ma tutto sommato deludente e superficiale. Soprattutto perché gli ingredienti giusti ci sarebbero pure: la storia è divertente e anche autoironica, trattando di scrittori ed editori; i personaggi sono immaginati bene: lo scrittore affermato ma in crisi di idee, il giovane dilettante ma più bravo dello scrittore professionista, le rispettive mogli che fanno da contraltare, la poliziotta sveglia col capo borioso e laido, i ladri sgangherati, l’editore disincantato … ma appunto sono personaggi immaginati bene, come se qualcuno glieli avesse suggeriti ma poi, a mio parere, Malvaldi non sa approfondire. Tanto per riprendere argomenti trattati sull’Asino, è un po’ come se Jane Austen ci dicesse che Elisabeth è una giovane donna di campagna, orgogliosa e razionale. Il resto dobbiamo immaginarcelo da soli.

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