J. R. Moehringer “Il bar delle grandi speranze”

barDopo il grande successo della biografia di Andrè Agassi (OPEN), J.R. Moehringer , cinquantenne giornalista   del Los Angeles Times, si cimenta con la … biografia di stesso in un volume di 485 pagine che scorrono in un fiato, tanto sono coinvolgenti, accattivanti e trascinanti. Il libro parla di bar, di pub, di luoghi fumosi, e soprattutto parla dei  frequentatori di questi luoghi, delle loro vite, a partire dallo zio  del protagonista, (lo zio Charlie), impareggiabile e indimenticabile gestore del Dickens e poi del Publicans,  questi i degni nomi dei bar in cui si svolgono gran parte delle vicende narrate. I caratteri dei personaggi che si muovono nei bar e dai quali e insieme ai quali il giovane J.R. impara la vita sono caratteri unici, dalla personalità scolpita nella pietra, o forse più appropriatamente,  distillata  al pari del whisky, del rhum, della birra e delle innumerevoli le bevande che scorrono  a fiumi nel bar  delle grandi speranze.  Steve (il Capo),  Bob il Poliziotto, Colt, Cager e tutti gli altri non sono però ubriaconi, sono persone che vivono parlando e bevendo, con consapevolezza, lucidità e dignità assolute. In mezzo a questi personaggi si svolge la vicenda personale di J.R. tra l’attaccamento alla madre, il sogno della università prestigiosa, le storie d’amore e la determinazione verso una professione, quella appunto di giornalista, che riuscirà a fare sua e ad onorare adeguatamente.

Ma, a parte le vicende di J.R. e dei personaggi di cui si narra, il vero protagonista di questo libro è il linguaggio, sempre teso, preciso, misurato,  a volte  esilarante, che mai scade nel caricaturale e tanto meno nella volgarità: si vede che chi scrive (già vincitore nel 2000  del Premio Pulitzer) è uno che  sa scrivere, sa il suo mestiere, come del resto si era già visto in OPEN.

E ora, con po’ di trepidazione , (sarà all’altezza dei precedenti?) accingiamoci alla lettura di un’altra biografia  di Moehringer  uscita da poco,  “Pieno Giorno”, la vita di Willie Sutton, famoso rapinatore americano della prima metà del Novecento.

Silver 3

One thought on “J. R. Moehringer “Il bar delle grandi speranze”

  1. Ho trovato la prima metà di questo libro strepitosa: divertente, scorrevole, di gran ritmo, con un susseguirsi indiavolato di figure riuscitissime (non solo gli avventori del “Dickens”, ma anche i familiari di J.R., gli stravaganti bibliotecari Bill e Bud, la brusca e dolcissima Pat, eccetera).
    Insomma veramente un libro dickensiano (altro che Il cardellino).
    Peccato che dalla metà in poi (che sia la nemesi legata al cambio di nome del bar da “Dickens” a “Publicans”?) il libro cala sempre più e diventa abbastanza normale, al punto che faccio fatica a ricordare la seconda parte.
    Comunque la prima parte vale assolutissimamente la pena, e rende questo romanzo del tutto consigliabile, per esempio per una bella estate.
    PS: ma quanto bevono questi yankee!

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