Notizie dal balipedio (La conversione)

croninA che serve la letteratura? A che servono i romanzi? Sono un divertimento? Un sano intrattenimento? Una intelligente distrazione?

A scombinare un poco i miei programmi di lettura per il nuovo anno è arrivato un autore poco amato dalla critica e molto dal grande pubblico. Un autore che ha causato con i suoi scritti molteplici conversioni di personaggi famosi e di persone comuni verso la religione cattolica e/o verso la medicina. Lo conosco e frequento da molti anni e non mi sentirei di consigliare un suo libro in particolare perché più o meno sono tutti uguali ed è come mangiare il salame ché, se ti piace, ti piacciono quasi tutti i salami.

A. J., così amava essere chiamato, narra spesso di medici e di religiosi e quando non lo fa i suoi personaggi sono comunque alle prese con problemi di salute, di lavoro e di Dio. Il mio Maestro (che s’è convertito anche grazie ad un suo libro) mi ha spiegato che i romanzi di A.J. si inseriscono perfettamente nel clima che portò al Concilio ma un lettore odierno questo fatto può anche ignorarlo. Si respirano nei suoi libri una religiosità sostanziale e una tensione evangelica che risultano insieme coinvolgenti e rasserenanti ma per nulla rassicuranti perché non vi sono concessioni sul piano del libero arbitrio. La religione vissuta come scelta di una severa disciplina individuale e contemporaneamente mai giudizio ma sempre, costantemente, accoglienza verso l’altro. Dotato di una ironia che mai si volge in sarcasmo è straordinario per uno scrittore cattolico perché parla anche di sesso. Un sesso schietto, né pruriginoso né medicalizzato, accettato e descritto come parte dei fatti umani in tutte le sue varianti. Qualcuno, anche a sinistra, si accorse di lui come Gianfranco Manfredi che nel 1975 tradusse uno dei suoi venti e più romanzi. Cosa potrei rimproverare ad un autore del genere che sa trascinarti col suo Dio nel profondo delle miniere gallesi o in cima alle ricche montagne della Svizzera? Forse i titoli troppo pop delle sue traduzioni italiane? Forse il non essere fine letterato? Ma le ore passate in compagnia del suo Dio che spesso non risponde, dei suoi credenti e non credenti, donne di fede e perdute, lavoratori e sfaccendati ripagano di tutto.

G.S.

4 thoughts on “Notizie dal balipedio (La conversione)

  1. una recensione enigmatica… ma non troppo, d’accordo:
    anch’io che di cronin non ho letto nulla, ma ho visto, da bambina, gli sceneggiati in tivù col mitico alberto lupo, ho intuito presto che era di lui che si parlava.
    ma perché?
    perché sostenere che il nostro è un autore che vale la pena di leggere al di là di futili pregiudizi ideologici o intellettualistici, e non dirne il nome?
    c’è qualcosa che non mi torna, o che non ho capito.

  2. Io invece non ho neppure capito di chi si parlava e ho dovuto pietire il nome al perfido G.S.
    E adesso mi tocca pure leggerlo (Cronin) senza neppure avere avuto un maestro.
    Poronga

  3. Ho letto Cronin a 15 anni, più o meno, l’età in cui consiglierei ancora oggi di leggerlo, forse perché le avventure di tanti suoi personaggi paiono racconti di formazione. Ricordo anche quanto mi piaceva, quanto facilmente con lui si attraversavano le tragedie più grandi, certi che, alla fine, la speranza, la consolazione e il bene sarebbero stati lì, ad aspettarti. Perché i romanzi di Cronin, per me, sono rassicuranti, e lasciano intatto il libero arbitrio perché è ad esso, alla scelta che un essere umano compie, che è delegata la definizione del bene e del male, di uomo buono o cattivo. Cronin è guidato da un sentimento religioso che non vacilla mai, sereno e certo dell’esistenza di Dio, senza contraddizioni né dubbi, ma semplice e lineare e, come dice G.S., accogliente. Niente a che vedere, per esempio, con quel bigotto di Graham Greene, la cui complessa religiosità è quanto meno lacerante, fatta di una tensione verso un’aderenza al verbo che regolarmente si scontra con la complessità del vivere. Cronin comprende le vicende umane e le affronta con amore e con misericordia. Probabilmente con la stessa convinzione di fare il bene con cui esercitava l’arte medica. Il suo romanzo più bello? “E le stelle stanno a guardare”. Il più potente? ” Le chiavi del regno”.

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