Alice Munro

munroAlla fine le hanno dato il Nobel; va beh, piuttosto che a Vecchioni (?!?)
Autrice di culto per molti, devo dire che a me non fa proprio impazzire.
Di veramente bello –si intende sempre, secondo me- ho letto solo “Nemico, amico, amante”, in particolare tre racconti: “Conforto”, “Ortiche” e lo stupendo e tristissimo (ma la tipa è tutt’altro che una allegrona) “The bear came over the mountain”.
L’altro libro di racconti, per i quali è celebrata, che ho letto, ossia “Il sogno di mia madre” mi ha impressionato decisamente meno.
I quasi-romanzi “La vista da Castle Rock” e “Chi ti credi di essere” mi sono invece piaciuti così è così, e tutto sommato non li consiglierei.
Alla fin fine la trovo un po’ troppo impalpabile, svagata, talora ermetica, per non dire proprio noisetta.
Il Nobel lo avrei piuttosto dato a Anne Tyler, a Michael Cunningham, a Abrahm Yehoshua o ad Amos Oz, tanto per dire i primi nomi che mi vengono in mente. Per non parlare di David Foster Wallace, che se fosse vivo sarebbe in cima alla lista, un miglio davanti a tutti.
No, Philip Roth non ce lo metto.
Poronga

2 thoughts on “Alice Munro

  1. Sono d’accordo.
    Anch’io trovo la Munro impalpabile, direi quasi inafferrabile. Ti lascia con la spiacevole sensazione di non avere capito qualcosa di essenziale e velato che un occhio più acuto sarebbe riuscito a cogliere.
    Tra le raccolte di racconti mi è piaciuto “In fuga”, ma anche “Vista a Castle Rock” non mi è sembrato male, però da qui a darle il Nobel…
    E come non essere d’accordo sul Nobel a Yehoshua?

  2. Caro Poronga,
    sono completamente d’accordo con te sul fatto che il Nobel avrebbero potuto darlo prima Cunningham, Yehoshua o a Oz (concordo anche sul non darlo a Roth…), ma rispetto alla Munro devo dire che alcuni racconti mi hanno veramente colpito.
    Mi è piaciuto molto “Nemico, amico, amante”. L’ho trovato assolutamente originale: vi è un ribaltamento dei valori e del buon senso comune. La realtà è talmente caotica e complessa (mi viene veramente in mente la teoria del caos…) che può ribaltare le nostre più sicure e sincere aspettative. Può talvolta sorprenderci trasformando le situazioni più incresciose, regalando quasi per gioco, risvolti inaspettatamente positivi.
    Naturalmente la complessità pervede anche che accada l’esatto contrario.

    Altro bel racconto, intriso di vera umanità, secondo me è “Il ponte galleggiante”. I sentimenti umani sono ancora una volta molto più complessi di come ce li immaginiamo e di come la letteratura spesso ce li rappresenta. La Munro ci mostra come un pensiero sereno, un po’ scanzonato e forse, almeno per un istante, felice, possa affiorare anche nelle situazioni più drammatiche e angoscianti, solo perchè il soggetto che lo ha provato è stato “toccato” da un evento che ne ha stimolato la sensibilità più profonda.
    L’ho trovato un pensiero ancora una volta originale ed estremamente vero.

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