AA.VV. “Pietre piume e insetti. L’arte di raccontare la Natura” Sandra Petrignani “La scrittrice abita qui”

aavvUna passeggiata attraverso le sale di un museo antico, ecco cosa ricorda Pietre piume e insetti, un museo in cui sono esposte preziose teche in cui si offrono via via ai nostri occhi lustri ciottoli di fiume, cangianti piume d’uccello, manciate di terra friabile e odorosa in cui è possibile passare le dita.
Una raccolta di scritti che, a ben guardare, più che raccontare la natura, raccontano l’emozione di chi si perde a contemplarla. E così l’aspro pendio del monte Ventoux o la taiga coperta da un improvviso manto di neve oppure un semplice volo di farfalla, o ancora i piccoli abitanti di un orto domestico fanno esplodere nel cuore la sensazione di essere in contatto con la bellezza del mondo e «si dimentica tutto in quegli istanti in cui risplende l’armonia».
Bellissimo, tra tutti, il racconto di Calvino che ci fa assistere all’incontro tra la giovanissima Maria-nunziata e il nuovo giardiniere, un giovane strano, dai capelli lunghi e un buffo nome in esperanto che, alla fine della giornata, le farà trovare in cucina una sorpresa. «Su ogni piatto messo ad asciugare c’era un ranocchio che saltava, una biscia arrotolata era dentro una casseruola, c’era una zuppiera piena di ramarri, e lumache bavose lasciavano scie iridescenti sulla cristalleria. Nel catino pieno d’acqua nuotava il vecchio e solitario pesce rosso.
Maria-nunziata fece un passo indietro ma si vide tra i piedi un rospo, un grosso rospo. Anzi, doveva essere una femmina perché dietro le veniva tutta la nidiata, cinque rospettini in fila che avanzavano a piccoli balzi sulle piastrelle bianche e nere».
Ma ci sono anche Nabokov: «Sono andato a caccia di farfalle in vari climi e sotto varie spoglie: da grazioso bambino con pantaloni alla zuava e berretto alla marinara; da segaligno espatriato cosmopolita in brache di flanella e basco; da vecchio grasso, testa nuda e calzoni corti»; il lirismo nostalgico di Neruda e l’ironia popolaresca di Meneghello;
la saggezza semplice di Thoreau: «Non lessi libri la prima estate; zappai fagioli».

petrignSe il primo di questi libri ha il respiro di una passeggiata solitaria, il secondo è un viaggio attraverso paesaggi che risuonano di echi e voci lontane.
Delle nostre vite, dice Karen Blixen, siamo condannati a non vedere altro che «l’andirivieni faticoso e insensato»; tuttavia i nostri passi finiranno per imprimere nel tappeto un «disegno nascosto». È questo che cerca di rivelare Sandra Petrignani con le sue amorose incursioni nei luoghi che hanno visto Colette, Virginia Woolf, Vita Sackville-West e Vanessa Bell, e l’esploratrice del Tibet Alexandra David-Nèel, e ancora Grazia Deledda o la segaligna baronessa Blixen fare a lungo su e giù per stanze e sentieri.
Non so dire se Sandra Petrignani riesca davvero nel suo intento, ma mi è parso divertente seguirla in questa sua “caccia al tesoro” alla ricerca dei segni che le donne che ha inseguito hanno lasciato dietro di sé nei luoghi della loro vita.
Una lunga fila di barattoli affolla la cucina di Marguerite Yourcenar a Petite-Plaisance nel Maine con su scritto da Marguerite ‘sucre o ‘biscuits’ nella sua calligrafia irregolare e disordinata (e che fosse disordinata chi l’avrebbe mai detto?).
Ho trovato soprattutto interessante come tutte queste donne, per quanto diversissime, fossero accomunate da una distinta, palese insofferenza per la morale e il senso comune, e per la stretta veste che il mondo desiderava far loro indossare. Ascoltate le parole con cui Grazia Deledda risponde a chi la descrive come una donna semplice, modesta. «Io non sono affatto modesta. Io sono invece orgogliosa; non perché ho scritto dei romanzi che ottennero fortuna, ma perché mi sento cosciente, forte, superiore a tutte le piccolezze e i pregiudizi della Società. Se fossi nata uomo sarei stata un solitario; sarei vissuto in un eremo. Donna, devo adattarmi e piegarmi a vivere fra coloro che amandomi e proteggendomi completano la mia esistenza».
Hanno tutte desiderato vivere un’esistenza piena, in barba a tutto e tutti, e la scrittura, per quasi tutte, è venuta solo dopo, l’arte del vivere più importante di quella della parola. Bello, no?
la signora nilsson

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